Il 2020 è stato un anno di crisi e quindi di cambiamento e di opportunità, soprattutto in ambito digitale, vissuto anche da noi italiani in maniera significativa. Con l’anno nuovo mi aspetto novità relative ai due maggiori servizi di messaggistica istantanea. Il più famoso, che sicuramente già utilizzi, è WhatsApp, nato nel 2009, acquisito dal colosso informatico Facebook nel 2014 e rinominato WhatsApp Messenger. In forte crescita, e ad oggi definibile come anti-WhatsApp, c’è il servizio di Telegram LLC, che forse ancora non utilizzi in maniera continuativa o che hai conosciuto da poco in quanto ha avuto un più recente boom di utenti.

Come ogni progetto digitale di queste dimensioni, dopo una fase iniziale in cui viene data all’utente prova del servizio, fase in cui si cerca di acquisire più utilizzatori che si può e di farli stare più tempo possibile sulla propria piattaforma, si passa alla inesorabile monetizzazione tramite servizi a pagamento. In parole povere nel 2021 arriverà la pubblicità su WhatsApp e su Telegram, con le consuete tecnologie di tracking che permettono di inviare messaggi pubblicitari mirati verso l’utente finale. La notizia è stata annunciata nella seconda metà del 2020 dalle rispettive aziende.

WhatsApp segue a ruota la filosofia di monetizzazione di Mark Zuckerberg applicata prima a Facebook e poi ad Instagram, con un carrello virtuale sull’app tipico dell’e-commerce, pubblicità mirate, e un incrocio coi dati delle piattaforme di proprietà. Per quanto riguarda Telegram l’impatto degli ads sarà minore e più discreto, puntando sui profili premium e sui loro servizi; Telegram nell’ultimo anno ha avuto un così inaspettato incremento di utenze che non è più possibile fornire quel tipo di servizio gratis, semplicemente. Insomma, due applicazioni simili ma distanti anni luce su alcuni aspetti fondamentali.

Da una parte c’è il colosso americano, figlio di un’azienda non sempre affidabile in termini di privacy come Facebook Inc., dall’altra la sua diretta competitor nell’ambito della messaggistica, Telegram, fondata dall’imprenditore russo Pavel Durov nel 2013 e con sede a Dubai, che punta molto sulla trasparenza e la professionalità dei suoi servizi. Quale scegliere e perché?

Per il mio giudizio userò 3 criteri di valutazione: server, privacy e funzioni.

Server
Telegram permette, a differenza di Whatsapp, una migliore interazione tra client e server, sfruttando a pieno il cloud computing. Si possono visualizzare contenuti e interagire sia dal proprio smartphone che dal web browser per accedere ai dati in cloud, senza necessariamente essere vincolati all’utenza telefonica e al suo segnale ma con il semplice traffico dati, questo facilita anche il recupero delle chat. Inoltre i suoi server sono distribuiti in maniera capillare sulla rete pubblica, Internet, avendo vantaggi legali e strutturali rispetto a quelli più centralizzati di WhatsApp. Questo permette una più fluida gestione del proprio account, in poche parole è sì legato ad un’utenza telefonica, ma questa non ne pregiudica il funzionamento tramite web browser. Aspetto che lo avvicina a potenzialità social che WhatsApp non ha approfondito avendole già in essere sulle pagine di Facebook. Entrambe le piattaforme hanno un utilissimo programma che si installa su Windows e Mac (e anche su Linux ma solo per Telegram) che permette di usare l’equivalente dell’app mobile su personal computer. Considerando quanto appena detto Telegram è migliore del suo competitor praticamente su tutti gli aspetti server: legale, funzionale e applicativo.

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Privacy
Il codice sorgente di Telegram è aperto, in questo modo l’utente può controllare di persona, se vuole, come funziona il servizio e quindi può verificare la veridicità delle dichiarazioni dell’azienda. Ad ogni modo, si suppone che ci siano entità che controllano per noi circa il funzionamento di un’app che è completamente trasparente. Questo non succede nel caso di WhatsApp, per la quale ci dobbiamo fidare di un’azienda che più di una volta è stata interessata da scandali relativi alla protezione dei dati dei propri utenti. Questa trasparenza fa di Telegram una soluzione più sicura, in modo similare a un’altra piattaforma di messaggistica chiamata Signal (che è la ripresa del progetto originale di WhatsApp dopo che Facebook l’ha acquistato e poi stravolto). La controversa gestione dei dati di Fecebook, e i misteri circa i suoi algoritmi, rendono WhatsApp a mio avviso ancora poco affidabile in termini di privacy, nonostante l’introduzione della crittografica end-to-end dal 2016. D’altro canto, Telegram ritiene un proprio valore aziendale quello del rispetto della privacy della propria utenza, e ha sempre preso strade che puntassero a garantire questo delicato aspetto, per questo è da preferirsi al suo competitor.

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Funzioni
Telegram permette di creare o collegarsi a gruppi e canali, pubblici o privati, e di usare bot ovvero automatismi; i gruppi sono un insieme di persone unite da un topic comune, mentre il canale è una comunicazione unidirezionale, da un divulgatore di contenuti ai suoi “auditori”. Sono funzioni che, esonerando l’utente dall’immersione in piattaforme social complesse e impegnative, permettono una comunicazione agile ed efficace. Su WhatsApp sono limitate a gruppi con poche funzionalità, se non il concetto di amministratore e partecipante. Se avete un progetto a cui associare una chat di gruppo, la scelta in questo caso ricade in modo naturale su Telegram, avendo questa più funzioni interessanti, ti permette di gestire e anche di sostituire una comunicazione da piattaforma social sull’app di messaggistica. WhatsApp idealmente doveva sostituire il Messenger di Facebook quindi è orfano di tutte queste implementazioni in quanto sarebbero “doppioni” rispetto a quelle già implementate sul Social per antonomasia. Anche in questo caso, sia per il numero di funzioni sia per il conseguente livello di libertà d’azione, è preferibile Telegram.

Risultato finale:
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Conclusioni
Una maggiore trasparenza, più funzioni implementate e il migliore utilizzo dell’esperienza in Cloud, rendono naturale utilizzare Telegram e probabilmente questo 2021 e l’introduzione di pubblicità sulle due piattaforme renderà il solco ancora più marcato. I due aspetti per cui ritengo preferibile WhatsApp sono la sua estrema semplicità e il maggior numero di utenti (32 milioni contro 9 di Telegram, in Italia). Di fatto quest’ultima si presenta come app dedicata al pubblico consumer, mentre Telegram è più orientata al business. Ovviamente nessuno ti vieta di usarle entrambe, per renderti conto personalmente di come ti trovi e come reputi la tua esperienza personale.

Per oggi è tutto. Grazie per l’attenzione, spero che l’articolo ti sia stato utile. Se è così ti chiedo di condividerlo con un tuo amico che si interessa di tegnologia e digitale e, se ti va, fammi sapere nei commenti quale messaggistica utilizzi ora e come mai. Ho da poco iniziato un podcast, ancora è da perfezionare ma mi piacerebbe che gli dessi un ascolto. Si trova nella sezione podcast del sito. Non sai cos’è un podcast? Un motivo in più per scoprirlo, in quanto è uno strumento digitale in netta ascesa e comodissimo da fruire.

Buon 2021 e alla prossima!🍾🥂